La giurisprudenza deve tenere il passo della tecnologia e dei nuovi reati che in questa si sviluppano

Di sicuro i giuristi romani quando stilavano le norme che sarebbero state la base del diritto in tutto il mondo non potevano immaginare che un giorno ci sarebbero stati strumenti che avrebbero permesso di compiere reati classici dematerializzandoli.

Sentenza Corte di CassazioneA supplire però queste mancanze oggi ci pensa la Suprema Corte di Cassazione che, grazie ad una sua sentenza, equipara le molestie informatiche a quelle operate nella sfera fisica. Questa nuova sentenza aiuterà a punire pedofili e molestatori online.

Il caso su cui si è pronunciata la Suprema Corte riguardava un 50enne napoletano già condannato in Appello per aver ripetutamente molestato su internet una bambina di nove anni. Il molestatore era stato riconosciuto colpevole di violenza sessuale ai danni di un minore in primo grado e condannato ad una pena detentiva pari a 12 anni, pena poi ridotta in sede di Appello a 9 anni e definitivamente confermata dalla Corte di Cassazione.

Il giudizio della Corte di Cassazione è insindacabile e stabilisce che le molestie portate avanti virtualmente non sono meno gravi di quelle compiute nel mondo reale e a questa potranno fare appello tutti coloro che subiscono questo tipo di reato.

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